Abbecedario della gentilezza

Varcata la soglia di Appartamento Lago Brera, un lungo tavolo interattivo ci accoglie. Air galleggia su gambe di cristallo, porta in superficie gli esiti di un lungo workshop; di un fertile incontro tra azienda, ateneo e i suoi studenti.
Piano in legno, imbandito di oggetti iconici, legati ai singoli gruppi di lavoro e ai loro microcosmi, appare quasi statico ma reagisce prontamente al tocco. Ogni oggetto attende di essere sfiorato, per svelare il proprio progetto, e interpretazione in ‘formato design’, dell’essere gentile. Talvolta, cattura l’attenzione, con improvvisi momenti di distrazione e pausa. Attende la mano del visitatore e attiva uno dei nove racconti, frutto di ore dilatate e ‘giochi di squadra’ tra allievi e docenti.
Ogni kit progettuale sul tavolo, conduce ad una maniera diversa di interpretare la gentilezza. Si coagula in un’azione, rimanda al gesto e alla parola che prendono spazio nella parete retrostante. Alzando lo sguardo, si mostrano in scatti fotografici, tra nuvole concettuali di termini e significati. Un abbecedario di linguaggi corporei e posture cortesi, quasi a ricordare le lezioni di Bruno Munari. Un flusso infinito di pensieri e riflessioni sul tema. Una chiave di lettura, non sul risultato ma sul processo: la gentilezza permea la relazione e si manifesta con essa.

NEVER STOP MEETING KINDNESS

Una duplice soluzione progettuale:
Obeliscus ‘immaginifici’. Sedute rettangolari, disposte a parete e recanti delle coordinate GPS, una volta staccate e collocate a terra, svelano nuovi orizzonti, paesaggi o narrazioni (10 luoghi del vivere italiano) da ammirare seduti. Invitano poi a cedere il proprio posto allo spettatore successivo o ad essere riposte nel proprio alloggiamento a muro.
Et Voilà ‘narrativo’. Un armadio gentile che al tocco, impresso per stimolare l’apertura, svela giochi di luci e proiezioni, rimandando all’antico modo delle ombre cinesi.

Gentilezza è vicinanza o ‘giusta’ distanza. Il corretto equilibrio spaziale e fisico proprio dell’incontro, dell’andare verso l’altro, sia esso individuo o ambiente. Accortezza nello stabilire le prime forme di contatto. Propensione alla corretta vicinanza per entrare in rapporto, reciproco.

NEVER STOP SPEAKING KINDNESS

Individuazione di un naming e di un claim comune a tutti gruppi, facilmente declinabile. Importante lavoro di creazione di un sistema di comunicazione trasversale agli ambiti progettuali del workshop, al fine di individuare un condiviso linguaggio visivo, cromatico e di contenuto.

Avviato il primo approccio, la gentilezza è gesto. L’attivarsi della relazione, una stretta di mano. E’ conversazione. Il movimento di un braccio, della mano, del capo. Il tocco, con cui si esprime tacitamente un pensiero, un sentimento, un desiderio, o si accompagna la voce per renderla più avvolgente. E’ dialogo, il cortese prendere e dare la parola.

NEVER STOP GIVING KINDNESS

Pattern disegnato e intagliato internamente agli imballaggi così da trasformarli facilmente in nuovi oggetti versatili e dalla connotazione grafica riconoscibile. L’imballaggio nasconde un dono e invita al riutilizzo. La relazione prende piede. Scaturisce lo scambio.

La gentilezza, per certi versi gratuita, si palesa nella capacità di darsi liberamente all’altro, senza compenso. Cosa utile o gradita, è dono. Dare senza condizioni, che scombina la ragioneria della partita doppia dare/avere. Nutre il sorriso, dà valore alla parola “grazie”.

NEVER STOP SHARING KINDNESS

Innesto di interazioni fisiche, tramite oggetti o azioni durante la Design Week, profilando gli utenti MMF-2015 in modo semplice e rapido. Per ogni profilo viene proposto un itinerario, che risponde ai valori e allo stile di vita MMF-2015 e che comprende altri punti di interesse nella città.

La gentilezza diviene condivisione. Condividere è stare, attitudine dello stare insieme, del dividere con. E’ valore da spartire, con gli altri. Si mette a disposizione, in un comune gioco tra le parti. Quasi come fosse il filo del ‘caro’ telefono barattolo, consente la trasmissione di vibrazioni e converte il suono del dialogo.

NEVER STOP SUPPORTING KINDNESS

La postazione di lavoro si ‘ingentilisce’. Accoglie tramite isole ‘soft’, o divisori versatili, le frustrazioni della giornata lavorativa e il rumore proprio del disturbo. Il non essere gentile del soggetto viene così bilanciato dall’oggetto in un circolo ‘virtuoso’.
La relazione si approfondisce. Superato il momento del primo incontro, l’ascolto diviene più sottile e delicato; lo scambio si infittisce in sensibilità e attenzione. La gentilezza sopporta e supporta le esigenze altrui, in un delicato equilibrio fra le parti, siano essi individui o oggetti. Da un lato, regge su di sé, si adatta e sostiene. Dall’altro, cortese, assorbe e tollera.

NEVER STOP SPREADING KINDNESS

Innesco di diverse interazioni fisiche e digitali, tramite oggetti o azioni prima, durante e dopo la Design Week. Il supporto e l’ampliamento della community MMF-2015 sui propri social network è costante in tutte le attività previste.
La gentilezza si diffonde e prende forma nell’aver cura. Interessamento solerte e premuroso per un individuo, oggetto e ambiente. Impegna l’animo, oltreché l’attività. E’ riguardo che si propaga. Attesa di una cosa o persona, l’occuparsene.

NEVER STOP TASTING KINDNESS

La condivisione di momenti diversi è oggetto di progetto, dallo stare in coda sotto lo stesso ombrello/shelter allo scambiarsi i contatti con un semplice gesto; dalle divise con tessuti sensibili al (con)tatto e una curata selezione di cibo e musica per entrambe le location.
La corrispondenza che intercorre tra i soggetti si infittisce e acquisisce naturalezza. La gentilezza assume sostanza, tanto da sentirne e giudicarne il sapore. Si sottopone a saggio, a prova, del tempo trascorso insieme. E’ esperita nella condivisione.

NEVER STOP ENJOYING KINDNESS

L’intensità della vita quotidiana porta spesso le persone ad esser poco premurose con gli ambienti e oggetti che li circondano. L’accumularsi dei vestiti sulla sedia della propria camera ne è un esempio. Ancora un volta, l’oggetto – un nuovo sviluppo della sedia steps – accoglie la mancanza del soggetto ma fino ad un certo limite. Superato quello, tramite la APP, lo invita alla sistemazione e alla cura.
gentilezza come premura (nella sua duplice accezione)
La relazione si avvicina al legame. Nella confidenza, la gentilezza acquisisce spontaneità. La partita doppia dare/avere diviene unica. Entrambi gli interlocutori ne traggono giovamento. Un sentimento di soddisfazione permea l’interazione fortunata fra le parti; l’attenzione fatta e ricevuta.

NEVER STOP FEELING KINDNESS

Un elemento complementare alla sedia lastika che accoglie la persona, prolungando la piacevole sensazione del calore che si avverte in doccia. Si configura in una coperta/asciugamano, con un’elevata attenzione alle forme e tessuti utilizzati.
La relazione è ora legame, durevole per un tempo sufficiente ad accertarne l’esistenza. La gentilezza è percepibile e percepita. Si apprende attraverso i sensi; è manifestazione istintiva, immedesimazione. La capacità di comprendere la situazione emotiva dell’altro, in modo immediato, senza ricorso alla comunicazione verbale.

NEVER STOP SEEDING KINDNESS

Nell’insegnare, si rimane allievi. Si accompagna e non si arruola. Insegnare si avvicina per certi versi al coltivare, curare un nuovo terreno di conoscenza, con il lavoro e il confronto quotidiano. E’ seminare. Concimare, con esperienza, mezzi e spunti opportuni nel rendere ciascuno capace di far germogliare e dare vita al proprio frutto.
Insegnare è nutrire. Non serve a persuadere ma incentiva nuovi universi di approfondimento. Lontano dall’indottrinamento si esplora insieme, professori e studenti, mettendosi ogni volta alla prova.

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